Dove Siamo

Il Paese dove si trova l’attività è  Varliano, suddiviso nella parte vecchia sul monte – detto Varliano vecchio – e la parte più recente che si è sviluppata lungo la strada regionale 445 e la via provinciale  per Magliano – Ponteccio – Dalli -Sillano. L’Abitato ha fatto parte del Comune di Giuncugnano fino al 2015 e oggi è una frazione del Comune accorpato di Sillano Giuncugnano.

L’area considerata è elemento costitutivo del comprensorio dell’Alta Garfagnana dove il Monte Argegna si erge come centro dello spartiacque tra la Lunigiana e la Garfagnana e del collegamento fra l’Appennino Tosco-Emiliano  e le Apuane.

La particolarità del sito stà nel paesaggio di questa cosiddetta “doppia sella di congiunzione” che offre:

  • contrapposte bellezze naturali molto diverse e contrastanti date dalla dolcezza dei pendii appenninici e dalle asperità delle pareti rocciose delle Apuane, per un verso;
  • profondi scenari naturali, dati dai profili dei rilievi e dall’intrecciarsi di vallate trasversali che si susseguono nel distendersi fino all’orizzonte delle due vallate del Serchio e dell’Aulella, per l’altro verso;

 

 

Il territorio in questo tratto è costellato da piccoli antichi paesi come Varliano sorti in punti di transito o punti facilmente fortificabili,  che hanno ricavato per secoli tutto quanto necessario per vivere dalla terra e dalla pastorizia strappando alla montagna zone coltivabili e pascoli attraverso un duro lavoro di bonifica e di  regimazione delle acque.

Anche oggi è possibile cogliere nell’agglomerato più vecchio di questi piccoli centri le strutture che fanno intravedere l’attività agricola delle aie, le vie lastricate con  vecchie pietre, il compattamento con le volte per la protezione, il reticolo delle stradine con le direttrici principali che erano le uniche vie di accesso.

Percorrendo le strade sterrate che si inoltrano nel territorio, non completamente invaso dal bosco che di solito è quello più vicino al Paese, si notano le radure un tempo strappate alla foresta, all’interno delle quali è possibile rinvenire l’azione dell’uomo con la realizzazione di poggi o muri a secco che sostengono ripiani e permettono il defluire più lento delle acque verso fosse di raccolta.

E’ interessante notare che ogni campo o radura veniva realizzata con la contemporanea regimazione delle acque ed inoltre ogni famiglia doveva dare un certo numero di giornate lavorative all’anno o l’equivalente in denaro per la manutenzione delle strade o per opere di comune interesse.  

La Comunità che vi abitava era quasi totalmente autosufficiente con buona parte del territorio a gestione collettiva del quale venivano decise in proprio le regole che hanno mantenuto la loro efficacia fino ai primi anni del 1800 con l’avvento di Napoleone e l’impianto di un’amministrazione centralizzata.

Il contatto con l’esterno era molto limitato e prova di questo sono i diversi dialetti che ancora oggi si riscontrano tra paesi a pochi chilometri di distanza.

Gli avvenimenti storici che si susseguivano al di fuori scorrevano come su una superficie impermeabile senza modificare in modo sostanziale le abitudini di vita, compresa la gestione autonoma delle terre collettive, e si riflettevano concretamente attraverso l’azione di scorribande  o la riscossione di tasse.

I punti di aggregazione della comunità erano rappresentati dalla Chiesa e dalla gestione delle terre in comune.

Ambedue nella nostro caso sono ancora presenti ai giorni nostri e mentre il primo ha visto una lenta ma progressiva perdita di forza a seguito della secolarizzazione, il secondo, con la restituzione delle terre di uso civico da parte della Regione alle singole comunità nel 2015 si è di nuovo materializzato. Questo ritorno alle origini permette la gestione unitaria del territorio mediante la messa in atto di politiche a favore dei residenti volte a creare sviluppo attraverso il recupero dell’attività agricola e la salvaguardia ambientale.

Tornando alla storia, le dominazioni lucchese, pisana e fiorentina si alternarono fino alla metà del 1400 quando la maggior parte dei Comuni della Garfagnana e fra questi Giuncugnano con Varliano fecero atto di dedizione agli Estensi che governarono, tranne per brevi periodi, fino al 1860 con il completarsi dell’Unità d’Italia.

La scelta dei Comuni della Garfagnana fu dettata da ragioni di convenienza considerato che un padrone più lontano, nel nostro caso al di là dell’Appennino, avrebbe consentito maggiore libertà ed un dominio più benevolo di uno vicino.

Lungo le due direttrici che collegano le catene montuose e le vallate  esistevano storicamente due flussi di traffico che interessavano la zona:

  • il primo, più importante, riguardava il collegamento delle due vallate attraverso il valico di TEA posto poco sotto l’Argegna:
    • l’area di valico era già nota in epoca romanica come transito della via Clodia minore che collegava Luni a Lucca e che da documenti storici seguiva l’Aulella verso la sorgente, anche se ad oggi l’esatto percorso non è stato ancora portato alla luce;
    • il passo di TEA ha sicuramente una notevole importanza agli inizi del primo millennio per il flusso dei pellegrini verso Roma come percorso alternativo a quello classico della “Via Francigena”, descritto nel suo viaggio dall’Arcivescovo di Canterbury Sigerico che per raggiungere Lucca passava attraverso Luni lungo la costa. Questa diramazione interna, che dal passo della Cisa senza scendere al mare raggiungeva Lucca passando dalla Garfagnana, oggi conosciuta come “Via del Volto Santo”, era preferita a quel tempo perché evitava la costa sottoposta alle incursioni Saracene e con la presenza di zone insalubri;
    • l’importanza del valico è testimoniata dal rinvenimento, con gli scavi condotti dal 1996 al 1998 nei pressi del passo di TEA, dell’Ospedale di San Nicolao la cui presenza è stata accertata già dall’XI° secolo ed al quale è stato riconsciuto dagli esperti, fino al XV° secolo, un ruolo rilevante nel transito sia dei pellegrini sia degli scambi commerciali di Lucca verso Genova e le Città del nord.
  • La seconda direttrice chiamata “via del sale” o “via lombarda” dalla Versilia attraverso la Foce di Giovo nelle Apuane raggiungeva TEA ,e di lì il Monte Tondo, il Passo di Pradarena e l’Emilia. 

Sul percorso della “Via del Volto Santo” viene a trovarsi  la Chiesa parrocchiale di Giuncugnano particolare per la sua collocazione e per il Santo Patrono. 

La Parrocchia di Giuncugnano, le cui origini sembra  risalgano intorno all’anno 1300 (da quanto si legge nel “Liber  Chronicus” riportato nella scheda dell’Arcidiocesi), fa riferimento alla chiesa situata nei pressi dell’abitato di Varliano in un punto isolato ma centrale rispetto a Giuncugnano e alle altre frazioni servite di Capoli e Varliano. La cosa farebbe supporre sia stata eretta seguendo l’antico criterio delle prime chiese, fuori dai paesi in luoghi facilmente accessibili da più parti e ne dimostrerebbe l’origine molto antica;

Le antiche origini sono confermate anche dal ritrovamento negli anni, nel contiguo cimitero, di capitelli e colonne  nonché dalla presenza di scritte e simboli nelle pietre riutilizzate da precedenti manufatti,  una delle quali riporta la raffigurazione della luna che farebbe supporre l’esistenza in passato di un luogo di culto pagano.

Il Santo Patrono della Parrocchia, unico caso nell’Arcidiocesi di Lucca, è Sant’Antonino Martire. 

Antonino di Apamea, originario di Aribazo in Siria, fu un martire cristiano del 1° secolo.

Le sue  relique dopo la distruzione di Apamea ad opera dei Persiani, dove erano conservate,  sarebbero state portate in Francia nella Noble-Val. Da lì alcune di esse passarono a Pamiers sempre in Francia e altre ancora trasferite a Valencia in Spagna.

La devozione al Santo si è diffusa attraverso i Pellegrini lungo gli itinerari verso Roma. Nelle Parrocchie  più vicine a noi lo ritroviamo come Patrono di Borgo Val di Taro e di Bedonia lungo il versante parmense nella direttrice della via “Francigena” che giunge al passo della Cisa.

Si presume che da noi sia giunto lungo la variante interna, in precedenza indicata,  che dalla Cisa attraverso il valico di TEA, la Garfagnana e la media valle del Serchio raggiungeva il “Volto Santo” a Lucca.

La Chiesa inoltre ha avuto vari ampliamenti nel corso dei secoli come si può constatare dalla strutture murarie e anche dalle date incise sugli architravi della porta principale che indica la data del 1757 e di quelle interne dove troviamo le date del 1652 e del 1747.

L’ultimo intervento significativo è della metà del secolo scorso e si riferisce alle decorazioni delle pareti e del soffitto realizzato dai Fratelli Cavani di Castelnuovo Garfagnana.  Nella pitture raffiguranti “Il Creatore”, “Lo Spirito Santo” e I Quattro Evangelisti” è possibile vedere la mano ed i colori particolari del più noto di loro: Vasco  Cavani (Cavasco) tra i più importanti  pittori garfagnini del secolo scorso.

Altro elemento di pregio una tela posta dietro l’altare maggiore della seconda metà del Seicento, raffigurante una “Madonna in trono e Santi” datata 1663, di pittore lucchese d’ambito “Mannucciano” .